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Immaginate un medico chirurgo, rispettato, con una carriera brillante agli inizi del Novecento. Un uomo che ha studiato alla University College Hospital di Londra, che ha lavorato come batteriologo, patologo, medico di pronto soccorso. Un professionista che la medicina convenzionale considerava uno dei suoi migliori talenti.
Eppure, Edward Bach (1886-1936) ha gettato tutto alle ortiche.
Non per ribellione. Non per moda. Ma perché, stando in mezzo ai malati giorno dopo giorno, ha capito qualcosa di sconvolgente: la malattia non è un errore del corpo, ma “solo ed esclusivamente un correttivo”, un grido dell’anima “per ricondurci sulla via della verità e della luce”.
“La salute dipende dall’essere in armonia con la nostra anima”
Questo è il punto di partenza di una delle rivoluzioni terapeutiche più profonde; eppure, sottovalutate della storia della medicina naturale. E se state leggendo questo articolo, probabilmente sentite che c’è qualcosa di nascosto o inascoltato dietro i vostri malesseri. Avete ragione. E Bach lo sapeva già cento anni fa.
Dal bisturi al microscopio: i primi passi di un medico inquieto
Bach non è nato “visionario”. È diventato tale attraverso l’osservazione rigorosa, quel metodo scientifico che la formazione medica gli aveva inculcato.
Dopo la laurea nel 1912, si specializza in batteriologia e immunologia. Lavora a intensità estreme: pronto soccorso, reparti chirurgici, laboratori di ricerca. Vede corpi spezzati, infezioni devastanti, pazienti che guariscono e altri che, con sintomi identici, peggiorano inspiegabilmente.
È proprio questa “inspiegabilità” a tormentarlo.
Perché due pazienti con la stessa polmonite reagiscono in modo opposto alle stesse cure? Perché alcuni guariscono nonostante prognosi disperate, mentre altri soccombono a malattie banali?
Bach comincia a notare che il temperamento, lo stato emotivo, la “vibrazione” interiore del paziente sembrano contare più della terapia stessa
È un’eresia per l’epoca. La medicina allopatica del primo Novecento è meccanicistica, riduzionista, ossessionata dai germi e dagli organi. L’anima? Le emozioni? Roba per psicanalisti e poeti, non per un ospedale né per un medico.
Eppure Bach non riesce a ignorare ciò che i suoi occhi vedono. E così, lentamente, inizia a spostare il proprio interesse da cosa cura il paziente a chi è quel paziente.
I Nosodi: quando Bach scoprì che il corpo parla un linguaggio più antico
Prima di arrivare ai fiori, Bach compie un passo intermedio fondamentale: i nosodi1.
Per chi non li conoscesse, i nosodi sono preparati omeopatici ottenuti da materiale patologico inattivato. Bach li sviluppa tra il 1919 e il 1928, individuando sette specifici nosodi intestinali e associandoli a sette differenti tipi di personalità ed emotività.
Qui emerge la genialità del metodo del dottor Bach: non guarda più il germe come causa, ma come espressione.
Secondo Bach, certi batteri proliferano non perché “attaccano” l’organismo, ma perché l’organismo offre loro un terreno fertile. E quel terreno è determinato dal temperamento emotivo della persona. Il colerico, il timido, l’ansioso, il perfezionista: ognuno “attrae” un proprio profilo microbico.
I nosodi rappresentano il ponte perfetto tra la sua formazione scientifica e la sua intuizione olistica. Sono rimedi preparati con rigore, ma pensati per agire sul piano “vibratorio” ed emotivo, non solo su quello fisico. Bach li somministra associandoli al carattere del paziente, non alla sua diagnosi.
Ma anche qui, qualcosa non lo soddisfa del tutto.
I nosodi sono potenti, ma derivano dalla malattia stessa. Bach sente che c’è qualcosa di più puro, di più gentile, di più vicino, simile alla vita che può fare lo stesso lavoro senza passare attraverso l’uso di materiale patologico.
È come se avesse costruito un ponte a metà. Ora deve attraversarlo.
L’epifania nei prati: nasce la Floriterapia
Nel 1930, a 44 anni, Bach abbandona definitivamente la medicina convenzionale e la sua avviata attività a Londra. Decide di seguire un’idea folle e meravigliosa: “trovare i rimedi nella natura, nei fiori selvatici, nei prati e nei boschi”.
Inizia così un periodo di ricerca itinerante, partendo dal Galles dove scopre i suoi primi rimedi floreali (Impatiens, Mimulus e Clematis) e solo nel 1934 si stabilirà definitivamente nella casa di Mount Vernon, nel villaggio di Sotwell (Buckinghamshire/Oxfordshire), che diventerà il centro propulsore del suo lavoro e che oggi ospita il Bach Centre.
Non ha più laboratori. Non ha finanziamenti. Ha solo la sua sensibilità, la sua intuizione e una convinzione granitica: la natura ha già creato tutto ciò che serve per ristabilire l’armonia interiore.
Il metodo che sviluppa è quanto di più lontano esista dalla farmacologia moderna. Bach non analizza chimicamente i fiori. Non isola principi attivi. Non fa trial clinici in doppio cieco.
Invece, si espone e si apre alle piante, ai fiori, alla natura.
Viene attratto dal fiore o da un albero e lo assume, seguendo il suo particolare e rigoroso sistema di preparazione. E, secondo le sue stesse parole, “sente” quale stato emotivo quel fiore è in grado di riequilibrare. È un processo che oggi definiremmo intuitivo, ma che Bach considerava scientifico nel senso più alto: l’osservazione diretta della natura, senza filtri concettuali.
Nel giro di pochi anni, identifica 38 essenze floreali, ciascuna corrispondente a uno stato emotivo specifico.
Non cura malattie. Cura stati d’animo. E sostiene — con la fermezza di chi ha visto funzionare le cose migliaia di volte — che ristabilire l’equilibrio emotivo permette al corpo di guarire da sé.
I fiori non sono farmaci. Sono “energie” che risuonano con frequenze emotive disarmoniche e le riportano in armonia. Pensateli come accordi musicali che correggono una sinfonia stonata.
Vuoi scoprire quali sono i 38 fiori, come agiscono e come la floriterapia può aiutarti in caso di ansia, insonnia, stress e molto altro?
Continua a leggere la seconda parte dell’articolo — oppure richiedi una consulenza personalizzata.
1 I nosodi sono preparati omeopatici ottenuti da materiale patologico inattivato: microrganismi (batteri, virus), prodotti di malattia (fluidi, secrezioni, tessuti) o materiale morbido derivante dal paziente stesso (*auto-nosodi*) o da pazienti affetti da patologie simili.
Il processo di preparazione omeopatica (diluizione e dinamizzazione/potenziamento) inattiva e rimuove il materiale sorgente potenzialmente pericoloso, mantenendone gli effetti energetici. Il rimedio finale è quindi sicuro e privo di tossicità.
Per chi volesse approfondire:
Le Opere Complete – Tutti gli scritti del creatore della floriterapia di Edward Bach – Macro Edizioni
I Nosodi Intestinali – La scoperta batteriologica che ha preceduto i Fiori di Bach di Edward Bach, John Paterson e Elisabeth Paterson – Galeazzi Editore
Libera te stesso di Edward Bach – MacroEdizioni
Nora Weeks racconta Edward Bach di Nora Weeks – MacroEdizioni

